EKT2018, Restauration © Gustavo Alàbiso

Rivoluzioni nel mirino

Così si chiamava il contributo del collettivo fotografico „Blickwechsel“ alle „Giornate della cultura europea di Karlsruhe 2018“. In quattro abbiamo affrontato da diversi e punti di vista ed in modo personale il tema della „Rivoluzione“ in occasione dei 50 anni dal 1968 e dei 100 dalla rivoluzione russa del 1918. Il mio progetto aveva il titolo „Restauration“ (Restaurazione)

Dal 2015, allorquando migliaia di rifugiati raggiunsero la Germania, ad oggi, si è sviluppato in tutta l’Europa un movimento nazional-populista che ha trovato nei rifugiati una valvola di sfogo per un malessere diffuso, sintomo di un cambiamento epocale che tutta l’umanità si trova ad affrontare. Problemi apparentemente insolubili, come il cambiamento climatico, l’eguaglianza sociale, la digitalizzazione, la globalizzazione, le guerre che in Medio Oriente e in Africa provocano i flussi migratori, gravano su  ognuno di noi. Chi non riesce a districarsi in questo mostruoso intreccio di cause ed effetti cerca delle risposti facili, e quale meglio si adatta ad un nemico (debole) comune? Un nemico sul quale scaricare le proprie frustrazioni, la propria rabbia, la propria incapacità a mettersi in gioco, le scarse risposte alle molte domande?

E così migliaia di persone partecipano alle manifestazioni del movimento Pegida, Kagida, Figida e Ciquita.

In Germania il nuovissimo partito di estrema destra AfD ottiene  alle elezioni Regionali (Land) e nel Parlamento (Bundestag)  più del 10%, e in un Land  addirittura il 24% dei voti, partendo da … zero. La reazione dei partiti di governo è quella di inasprire i diritti dei rifugiati all’asilo politico e di accelerare i rimpatri, facendo così il gioco dell’estrema destra.

Nei Paesi confinanti la situazione è ancora peggiore: ovunque gli atteggiamenti antieuropei dominano i discorsi dei politici. I partiti nazionalisti dettano l’agenda politica e quando arrivano al potere, come in Polonia ed in Ungheria, incominciano a sabotare le istituzioni democratiche: i confini rimangono chiusi, i rifugiati di fede musulmana non hanno il diritto di entrare; l‘appartenenza alla famiglia europea viene considerata un peso (Brexit), e gli  slogan come „Io ed il mio popolo“, nel senso della „Jus sanguinis“, si diffondono rapidamente.

In  Italia la Lega Nord, un partito che da sempre privilegia gli interessi del Nord del Paese ricco e benestante, da difendere contro  Roma ladrona ed il Sud fannullone, è riuscita a raccogliere  persino i voti di moltissimi meridionali semplicemente correggendo i destinatari degli insulti e creando la narrazione del noi  italiani (questa volta dal nord al sud) e loro, i rifugiati, la causa di tutti i mali di questa nazione. Oppure addossando tutte le colpe dello status quo alla Comunitá Europea. La stessa Europa che in 50 anni ha sperperato milioni di euro per rimpinzare le già pingui casse delle mafie locali nell‘illusione di fare decollare un Mezzogiorno devastato da malgoverno, corruzione, cinismo ed emigrazione.

Per la mostra ho scelto quattro temi: la famiglia, i confini, la cultura e il cambiamento climatico. Ho cercato le posizioni del partito AfD su questi temi, trovandole scritte nel programma del partito pubblicato in vista delle elezioni politiche nazionali del settembre 2017. Le loro opinioni le ho rappresentate in bianco e nero, confrontandole con le mie che invece le ho raffigurate a colori.

La fotografia

Le immagini della mostra sono in parte elaborate e ricomposte per contrapporre visivamente le controverse posizioni politiche ed etiche sui temi scelti. Ad esempio, un collage di foto d’archivio ha preso spunto dalla tecnica giapponese di restauro di vasellame di ceramica, chiamata Kintsugi: si usano diversi strati di lacca Urushi arricchita di finissima polvere d’oro che ne sottolinea i punti di rottura creando, allo stesso tempo, un nuovo oggetto.

Un’allegoria della Germania, e se vogliamo dell’Europa intera, che attraverso la presenza di emigrati e rifugiati ma anche di artisti, imprenditori, e commercianti stranieri ha modificato la sua identità „storica“. Queste persone hanno  prodotto delle fratture, ma hanno anche contribuito a forgiare, insieme alla popolazione autoctona, una nuova cultura, un nuovo Paese, un nuovo continente e dunque una nuova identità che è quella di tutti coloro i quali in questi paesi, in questo continente, ci vivono.

Del collettivo fotografico „Blickwechesl“ fanno parte: MAKKIKO, Jens Steffen Galster, Bernhard Schmitt –ONUK- ed io. Dal 2015 lavoriamo insieme, e questa è la nostra seconda mostra.

Indicazione di Copyright: Un particolare ringraziamento a Günter Schneider autore della fotografia del Muro di Berlino del contributo FRONTIERE? FRONTIERE!